|
David Cossin whit Modular Ensemble
Musica di Steve Reich
1. Marimba phase (1967, per 2 marimbe) esecutori:
Roberto Migoni, Marco Caredda: marimbe
2. Music for Pieces of Woods (1973, for Drums)
David Cossin, Roberto Pellegrini: drumsets
3. Sextet (1984)
Salvatore Spano, Emilio Capalbio: pianoforti, sintetizzatori
Mauro Mulas: programmazione sintetizzatori
David Cossin, Francesco Ciminiello, Roberto Migoni, Roberto Pellegrini: marimbe, vibrafoni, grancasse, crotali, tam-tam, sticks
Marimba Phase
Originariamente scritto per 2 pianoforti questo brano in base alle indicazioni dello steeso Reich può essere eseguito anche per 2 marimbe. Fa parte della trilogia di Piano Phase per due pianoforti e due marimbe (1967), Violin Phase per quattro violini e nastro (1967), e Clapping Music per due battiti di mani (1972), sono i musicisti (che suonano lo stesso strumento e la stessa frase) a dover ripetere il processo di progressivo sfasamento e di progressivo ritorno all'unisono. Con questi lavori Reich abbandona la musica per soli nastri ed elettronica, e riscopre l'esecutore umano, anche se il processo compositivo rimane molto simile. Al posto dei registratori Reich introduce i musicisti. Secondo il compositore, quest'attivita' di imitazione delle macchine affina il potere di concentrazione della mente: l'abilita' del musicista sta tutta nella capacita' di rispettare le regole del programma. E contemporaneamente affina il potere di concentrazione dell'ascoltatore, tenuto a percepire una musica che consiste unicamente di entita' minime.
Music for Pieces of Woods (1973), per 5 paia di tuned claves, appartiene al periodo in cui Reich rinuncia consapevolmente all’uso del “phasing”, una raffinata tecnica di graduale aumentazione/diminuzione della velocità che consente ad un motivo musicale di sovrapporsi costantemente a se stesso nel corso della composizione, ma spostato ritmicamente dopo ogni defasaggio, dando luogo a stratificazioni ritmico-melodiche sempre differenti. “Drumming” (1971), uno dei grandi capolavori della musica della seconda metà del Novecento, rappresenta certamente la summa delle tecniche di “phasing”. A Partire da “Clapping Music” (1972), una breve ma importante composizione per 2 percussionisti che battono le mani, Reich ottiene i suoi “decalages” ritmici non più con graduali modificazioni della velocità, ma con spostamenti di unità minime di valore di durata. “Music for Pieces of Woods” non solo fa riferimento a questa tecnica, ma utilizza esplicitamente il tema di Clapping Music, sviluppandone le potenzialità di stratificazione poliritmica.
Sextet (1984), per 2 tastieristi e 4 percussionisti, è diviso in 5 movimenti da eseguire senza interruzione fra l’uno e l’altro. I 5 movimenti sono strutturati ad arco con forma A-B-C-B-A, di cui i movimenti esterni sono rapidi, il secondo e il quarto moderati, il terzo lento e i cambiamenti di tempo sono improvvisi, all’inizio di ogni movimento. Ascoltando sextet, si capisce perché Reich abbia rinunciato alle tecniche del defasaggio: il “fasing” è una straordinaria invenzione compositiva che si manifesta con una caratteristica fibrillazione della materia sonora che finisce per fagocitare le attenzioni di chi compone e di chi ascolta la composizione. Rinunciando a questa tecnica Reich ha potuto concentrarsi e approfondire altre strategie compositive: l’uso dei doppi canoni in cui un canone si muove lentamente e l’altro rapidamente(tecnica affine a quelle utilizzate nella musica medievale), la costruzione/decostruzione dei moduli ritmo-melodici, l’approfondimento delle implicazioni armonico-modali del materiale sonoro, l’organizzazione sempre cangiante dei rapporti “gestaltici” di figura/sfondo che consente interpretazioni multiple delle relazioni ritmiche/poliritmiche e di melodia /accompagnamento. Tutte questi elementi pervengono in sextet ad un mirabile equilibrio di perfezione formale e intensità espressiva. Come sempre nelle musiche di Steve Reich, in Sextet le strutture formali, chiare e distinte, costituiscono un esoscheletro completamente esplicitato, assolutamente trasparente alla percezione. Assistiamo in Sextet ad un movimento “centripeto” che dalla forma conduce verso il suono, nella sua dimensione mistica e “sciamanica”.
[a cura di Roberto Pellegrini] |